Viktor Parma (1858-1924) è un musicista triestino, massimo composi-tore lirico nonché padre dell’opera slovena. Misconosciuto, però, e qua-si cancellato, per problematicità e rivalità politiche e nazionali.

Nella Trieste fin de siécle, come nei decenni successivi, gli nocque il na-zionalismo italiano, ma non fu ben visto neanche da Lubiana, rivale del-la città adriatica per il ruolo di capitale della nazione slovena e diffi-dente verso gli sloveni “spuri”.

Nel 1914 l’essersi espresso contro la guerra dichiarata dall’Austria gli costò un processo; poi la scelta di un librettista tedesco nell’opera più importante (”Zlatorog”) e l’apprezzamento postumo dei nazisti invasori nei confronti della sua musica furono altri elementi di detrimento.

Giocò un ruolo negativo anche la presa di distanza dal comunismo espressa (a Lubiana, nell’estate 1945) dal figlio Bruno, pur deportato nel campo fascista di Gonars.

La sua vasta produzione, considerata “musica reazionaria”, venne vieta-ta nei primi anni del titoismo e in parte dispersa. E il materiale super-stite, in quanto “opera di uno straniero”, fu inviato a Trieste, dove rima-se per lustri in un magazzino, sinché, in tempi recenti, l’università di Lubiana ne chiese la restituzione.

La sua produzione nota comprende otto tra opere e operette in quattro lingue (sloveno, tedesco, italiano e croato), nonché altre pagine musica-li. Il lavoro più importante, il citato “Zlatorog” (mai rappresentato in Ita-lia e poco anche in Slovenia), filiazione dell’omonima Alpensage di Ru-dolf Baumbach (poeta turingio-triestino), è un affresco nazional-identificativo sloveno, dai risvolti arcani ma anche sociali.

Lo sfondo è quello del Triglav, che campeggia nella bandiera della vici-na repubblica (si sa che nessuno può dirsi veramente sloveno se non lo ha salito). Nel testo ci sono le tradizioni locali, c’è un ammonimento le-gato all’intangibilità del numinoso, c’è la condanna della mercificazione di tutto. Se le opere, che guardano alla storia e alla mitologia locale, hanno tutte una conclusione tragica, le operette sono invece briose, e ambientate anche in luoghi lontani (Parigi, New York, Crimea…).

Parma, musicista che stilisticamente guarda alla lirica italiana, all’operetta viennese, e al folklore sloveno, è autore che appartiene all’antico Litorale asburgico, le nostre terre, ma anche all’intera Europa. Ed è stato ostracizzato da tutti, proprio per essere stato aperto a più popoli, “europeo”, appunto, in un’epoca in cui l’identità doveva essere assoluta e contrapposta ad altre. Il Circolo della Stampa di Trieste ha ri-tenuto giusto ricordarlo, con questa targa e altre iniziative, proprio per ricordare tempi bui che non devono presentarsi più.

Dai tempi dell’Austria-Ungheria, nel borgo carsico di Trebče/Trebiciano esiste una banda musicale intitolata a Parma. Il complesso, che è sopravvissuto alle due guerre del ’900, ospita anche una scuola di musica.